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venerdì 17 giugno 2011

UN NUOVO UOMO IN CARICA (DIMISSIONI)

"Che Dio mi conceda la serenità di accettare ciò che non posso cambiare, la
tenacia di cambiare ciò che posso e la fortuna di non fare troppe cazzate"
Stephen King (da Le notti di Salem)

Salve lettori. Lo so...avevo detto che la precedente sarebbe stata l'ultima puntata di "Così parlò Bar18C", ma come dalla serie tv a cui s'ispira questa rubrica, è giusto concludere con un "mini-episodio" per svelare alcuni misteri rimasti irrisolti...
Vivendo nella società ho imparato una cosa...la società è come un letto di Procuste: un filo d'erba più basso degli altri deve essere allungato mentre nessun filo d'erba può mostrarsi più alto degli altri, in quel caso deve essere tagliato, ne va della "bellezza" del prato.
La società ha molti modi per "tagliare" e "allungare", ci sono dei maestri in questo, persone che, paradossalmente, hanno subito sulla loro pelle le brutalità della società in passato o da piccoli e ora ne sono i più grandi fautori (un po' come i vampiri che ammazzano gli altri vampiri), questi metodi sono:favoreggiamenti, invidie, sotterfugi, bugie, manipolazioni, mobbing, atti di bullismo ed emarginazioni.
Quando ti ritrovi in basso, senza neanche capire perché hai due scelte: fregartene e andare per la tua strada, la scelta più nobile, ma anche il cosiddetto "Errore di Adriano Meis" poiché in realtà non c'è nessun modo per giocare secondo le tue regole e contemporaneamente continuare a vivere nella società, in quel caso saresti un baro e chi ha visto "Eyes wide shut" sa a cosa va incontro... La seconda scelta è quella di giocare contro la società con le sue stesse armi (maschere, sorrisi falsi, manipolazioni), risalendo la china, difendendo i più deboli e rovesciando chi dall'alto ti aveva sempre gettato fango e sputi.
Intuirete quale è stata la mia scelta.
Sapete però una cosa? Non me ne compiaccio, è stata una cosa che mi ha privato di troppo tempo e mi ha stancato. E' stato un "gioco" troppo faticoso per poterlo fare ancora.
Penso (o mi illudo) che al di là del mare ci sia un posto migliore, un luogo dove una società ideale vive secondo valori etici. Vado verso quel posto gente, voi continuate pure a vivere come selvaggi su questo scoglio. Mi ricordate i personaggi de "Il signore delle mosche" e lì è finita male.
Se a qualcuno non piace il mio articolo non temete, è stato davvero l'ultimo. C'è un nuovo uomo in carica adesso. Io devo andare via, ci sono altri mondi oltre a questo e forse ci rincontreremo, un giorno, sul sentiero in fondo alla radura.

Per l'ultima volta: Così parlò Bar18C

venerdì 10 giugno 2011

LA FINE

"Anch'io son giunto alla fine, e ho la soddisfazione di vedere, al termine
delle mie fatiche, che la mia opera comincia ad esercitare la sua azione,
fiducioso altresì che questa, come afferma un antico detto, sia tanto più
a lungo durevole quanto più tardi è cominciata."
Arthur Schopenhauer

Questa è l'ultima puntata di "18C", il mio ultimo articolo da "presidente", "direttore" o come volete chiamarmi. Questo è il mio congedo, ma non piangete, anzi gioite: questa nave ha ormai superato le acque più minacciose che c'erano e ora, ferma in porti sicuri, può prepararsi a navigare con un nuovo equipaggio e un nuovo capitano al timone, in acque più tranquille, verso un mondo nuovo. Forse vorrò una rubrichetta fino a quando mi laurerò, ma i miei toni dovranno essere molto più tranquilli, ci sarà un nuovo uomo in carica presto e il suo consiglio collaterale è formato da logoteti sapienti, famosi e di tutto rispetto. Questo è il mio lascito.

Come ogni "serie", il finale è strutturato in due puntate. La nostra non fa eccezione.
LA FINE 1=Si apre con la scena in un'aula che ha un nome che è tutto un programma: Zeus. Ben disposta ad ospitare il prof che abbiamo tanto venerato come un dio a fare l'ultima lezione alla "sua classe". Irene voleva fare un discorso, ma timida per i troppi giornalisti in scena, vi ha rinunciato. Fuori intanto, accadeva qualcosa di strano: eravamo tutti uniti (almeno i maschi); i "gruppetti" erano solo un lontano ricordo.
Il prof si congeda con l'asindeto con cui Aristotele chiude la Retorica e noi applaudiamo.
La prima puntata si chiude con le parole di Maneggio che un pò deluso esclama: E' finita, nulla di che... E io che mentalmente gli rispondo: "Non è ancora finita Maneggio, c'è la seconda puntata!" Perché dovete sapere che ormai io e Maneggio comunichiamo anche telepaticamente! (Quanto mi mancherai caro Maneggio...)

LA FINE 2=Si apre nel laboratorio del IV piano. Ci siamo "noi", molti del nostro corso (e per ciò li ringrazio), altri del secondo e primo anno, la dottoressa Imbrogno, il prof Gambarara e il prof Fadda e il designer Aldo Presta. Discutiamo sul progetto, che ormai conoscete di (tra un milione di virgolette) "istituzionalizzazione del sito". Il progetto ci aggrada, i consigli dei prof anche, il loro apporto ci entusiasma. Da parte nostra ci può essere solo "si" come risposta, sperando che questi personaggi di spicco staranno vicino sempre al nostro staff (io non ci sarò più, ma supervisionerò il progetto almeno nelle prime fasi). Intanto dalla porta si affacciano altri prof e altri nostri colleghi, vecchi e nuovi, anche loro volevano guardare il sole sorgere insieme a noi. Come ogni finale che si rispetti, è giusto rivedere tutti i personaggi.
Infine l'uomo in nero fa la sua mossa, ma l'espressione di disgusto di un prof e le parole dell'altro lo neutralizzano. Come disse Maneggio: "Eravamo tutti contro uno. Hanno vinto tutti." Io aggiungo: "Hanno vinto i buoni."

FINALE=Ricordo la prima lezione del primo anno...si apriva con le parole di Gambarara che ci diceva: "Buongiorno e benvenuti a questo nuovo corso...". Era giusto che finiva con le parole del medesimo prof, che col sorriso sulla bocca ci riempiva di gioia (non perché vogliamo scherzalo, ma per altri motivi...) dicendoci: "Di questo non ce ne frega niente, su di me ci potete scrivere anche le barzellette!"

Ringraziamenti:
"Speciali", a Sandro, Simone, Gaspare, Maneggio e Gomez: siete stati la mia ricchezza, non vi dimenticherò mai.

"Particolari", a Francesco, Andrea, Miriam, Matteo e Paola che sono venuti a darci il loro appoggio.

"Dovuti", a tutti i miei colleghi, cagati e non: comunque siete stati parte della mia vita.

"Diligenti", a tutti i lettori del sito, quelli che non l'hanno abbandonato mai.

"E alla fine di tutto il nostro andare, ritorneremo al punto di partenza
per conoscerlo per la prima volta." Thomas Eliot

"Finisce solo una volta. Tutto quello che succede
prima è solo progresso." Jacob

Così parlò Bar18C


martedì 7 giugno 2011

QUELLO PER CUI SONO MORTI

Buonasera, sono stanco. Non solo fisicamente dopo aver giocato la partita più leggendaria della mia vita, ma anche moralmente. Spiego subito il perché, ma non vi dedicherò molto tempo, c'è qualcosa di più importante da dire...

Quando la dottoressa Imbrogno mi ha contattato, una delle primissime cose che mi ha detto è stata: "abbiamo sempre tentato di fare un sito e-learning, ma tutti tentativi sono falliti".
Oggi parleremo di quello per cui, questi tentativi sono morti, falliti. Bugia: non vi parlerò precisamente di questi tentativi, ho poche notizie in merito e non interessa, voglio parlare invece di quello per cui "il nostro" tentativo può morire.
Mentre gli altri sono morti per motivi "seri", come il fatto dell'istituzionalizzazione o il fatto che qualcos'altro era diventato un confessionale, questa volta questi motivi non ci riguardano. Il primo punto è stato risolto tramandando il ruolo di "presidente della parte studentesca del sito", in modo tale che, anche se istituzionalmente non ci fosse più alcuno interesse, questo "presidente" si occuperebbe di far sopravvivere il sito come è vissuto sino ad ora: "libero".
Attenzione: non voglio dire che adesso sarà imprigionato, non fraintendete le mie parole, vi raccomando.
Questo tentativo può morire solo per phthonos. Sto parlando ancora dell'uomo in nero amici, ma confido nella vostra intelligenza nel non ascoltarlo. Ricordate che i buoni non indossano maglioni in estate!

Esaurito questo primo punto, andiamo a quello intermedio. Questo sarà il penultimo articolo di questa rubrica poiché domani sarà la fine. Come finirà? Non so amici, ma finirà. E' giusto così, come detto sono stanco e forse ha ragione quel mio collega che ha detto:"Sono qui per studiare". Lo invidio, avrei voluto seguire il suo esempio e fregarmene di tutti, ma si sa: fare il buono attira, ma porta anche un sacco di fregature e sacrifici.

Ultimo punto: quello felice. Bellissima partita. La più bella della mia vita. Adesso voglio dare dei voti speciali:
  • Una torta con Maneggio:7,50 euro senza mastercard. Maneggio finalmente a casa mia non ha prezzo.
  • Il quinto abbraccio dei 10 promessi a San Simone: 50 calorie senza mastercard. San Simone come amico non ha prezzo.
  • Gomez autista: 2 euro di benzina senza mastercard. Averlo conosciuto non ha prezzo.
  • Gaspare con la maglietta di Doni: regalata senza mastercard. Averlo come nuovo presidente non ha prezzo.
  • Antonio e Andrea colleghi: terzo anno impegnato senza mastercard. Averli conosciuti meglio non ha prezzo.
  • L'uomo che chiameremo "Acquafresca" come punta di sfondamento: 0,60 cent in più l'uno. Vederlo così disponibile con noi non ha prezzo.
  • La sicurezza di avere sempre il mio amico accanto: 0 euro senza mastercard. Dividere la mia vita con lui non ha prezzo.

Grazie a tutti, che questa fine sia un nuovo inizio.

P.S.=Silenzio stampa da mezzanotte fino a venerdì. Per i voti dovrete aspettare...

Così parlò Bar18C

sabato 4 giugno 2011

E VISSERO FELICI E CONTENTI



Vi chiederete perché esce un altro articolo di questa rubrica a così breve distanza dal precedente. Il motivo è quello di chiarire alcuni aspetti dell'incontro dell'8 giugno delle ore 12:00.

Gira voce infatti di un eventuale "attentato" da parte di gente che ancora rosica le sue sconfitte, contro questo importante evento, ma è ora di cominciare ad ignorare queste persone.

Questo mio appello è rivolto infatti, a tutte quelle persone che hanno avuti contatti con "l'uomo in nero" che si fa chiamare in molti modi. Certo, in passato questo blog è stato oltre a dispensatore di informazioni, appunti e dispense, anche teatro di molte polemiche e vendette. Ma fino a quando un blog è libero tutto è permesso, a maggior ragione se l'ira è motivata è giusta (ne ho parlato nel post "L'arma che può portare la pace, raggiungibile qui).

Adesso però, non solo Bar18C, ma tutti voi, avete la possibilità di veder sorgere un proggetto importante che a noi del blog non ci porta nè gloria nè denaro, eppure continuiamo a pubblicizzarlo continuamente e a parlarne, perché si tratta di un evento così importante che deve trascendere da qualsiasi cosa sia successa prima o succederà poi.

Avrete qualcosa che noi non abbiamo avuto, ma solo sognato e se questo sogno viene distrutto l'uomo in nero non farà un dispetto a noi che abbandoneremo questo campo di battaglia molto presto, ma lo farà a voi poiché vi precluderà un importante strumento di studio e approfondimento. Per cui non fate gli sciocchi e ragionate con le vostre teste.

Avrete finalmente qualcosa di leggendario, qualcosa che potrà fungere da importante sostegno per la vostra carriera universitaria, qualcosa che vi darà la possibilità di avere voce in capitolo.

C'è da ricordare poi che questo progetto è iniziato dal contatto con i piani altri verso di noi e non vicevera e questo dimostra ancora una volta che da ciò noi non ci guadagneremo nè una mazzetta nè complimenti, ma saremo lì per garantirvi quello che noi siamo solo riusciti a ricostruire per imitazione. L'imitazione di un sogno, non il nostro, ma il vostro.

Vi aspettiamo dunque l'8 giugno ore 12:00, laboratorio d'informatica, IV piano cubo 18C per ascoltare le vostre idee in modo che, è il caso di dirlo, viviate felici e contenti.

Date voce alla vostra voce.


Così parlò Bar18C

giovedì 2 giugno 2011

CAMBIO DELLE REGOLE

Sta per iniziare l'ultima settimana (tagliata da Procuste visto che ci sono solo 3 giorni di lezioni), ma i più netti cambiamenti si vedranno all'interno della nostra "redazione".
Già da tempo infatti, i "padri fondatori" del Bar18C avevano preso contatti per lasciare in eredità il sito e tramandarlo nei secoli dei secoli amen (fate questo in memoria di me ;) ), adesso con l'inserimento nel progetto di alcuni membri di rilievo dei piani alti, dopo aver ottenuto la fiducia dall'altissimo piano è ora di passare ai fatti.
Confermato l'incontro dell'8 giugno ore 12:00 al laboratorio del 4 piano del 18C, dove saranno presenti la dottoressa Imbrogno, lo staff di Bar18C, il professor Gambarara e gli altri prof responsabili del laboratorio di Filosofia del Linguaggio per parlare della progettazione di un sito di e-learning che sarà l'obiettivo della terza parte del laboratorio.
Si invitano tutti gli studenti interessati a partecipare, anche senza impegno, ma anche solo per vedere che vogliamo fare. Bar18C è nato come un blog libero, per dare voce agli studenti. Adesso è l'università stessa a offrirvi questa opportunità, quindi non vi tirate indietro.
Bar18C vuole mettere a disposizione dei suoi eredi, anche un programma radiofonico (su questo argomento riceverete dettagli a breve), che diventerà un altro mezzo per dare voce a Voi!
Bar18C ha cambiato le regole del gioco, quindi è ora che cominciate a giocare anche voi.

Vi aspettiamo mercoledì 8 giugno ore 12:00 per veder sorgere il futuro insieme.

Così parlò Bar18C

sabato 21 maggio 2011

AL DI LA' DEL MARE

Ragazzi, sta per iniziare la terzultima settimana di lezioni e poi solo esami. Un appello è già uscito, si tratta di "Letteratura italiana moderna e contemporanea" fissato per il 27 giugno, "Filosofia del Linguaggio II" si parla del 22 giugno e il giorno dopo di "Semiotica dell'argomentazione", ma ancora sono solo voci. Quando sapremo qualcosa di più certo lo comunicheremo.
Adesso quindi verranno gli esami, ma poi? La laurea, si certo, ma perché costa così tanta fatica guardare al di là di questo scoglio chiamato "Calabria" dove è collocata la nostra università?
La domanda è:cosa c'è al di là del mare? Abbiamo vissuto per tutta la nostra vita su questa terra che potremmo definire quasi un'isola (quasi perché da una parte è attaccata alla terra :p ), ma ci sarà qualcosa al di là di questa isola, il problema è: cosa cerchiamo? Ce la faremo a lasciare questa semi-isola e a trovare qualcosa per cui valga la pena vivere al di là del mare?
All'Unical abbiamo vissuti gioie e dolori, amicizie e guerre, complimenti e biasimi, ma sono sicuro che non è niente in confronto a quello che ci aspetterà al di là del mare. La vita lì è molto più difficile e a noi pesciolini ci aspetta un mare immenso e minaccioso, pieno di pesci grandi che non vedono l'ora di mangiarci o farci tornare a casa.
Non tutti ce la faranno, sarà difficile soprattutto per chi possiede la "mentalità da Unical", perché ragazzi, ciò che abbiamo fatto qua non può neanche essere immaginato al di là del mare.
Bisogna cambiar pelle, per non sentire le stagioni passare senza di noi, direbbe qualche cantante.
Al di là del mare ci aspetta qualcosa amici, qualcosa che dobbiamo assolutamente raggiungere, ma non ce la faremo se non capiamo che dobbiamo trasformare la nostra vecchia zattera, almeno in un motoscafo accettabile.

Così parlò Bar18C

venerdì 29 aprile 2011

NON C'E' POSTO COME CASA

Ho preferito fare un articolo più confidenziale di un comunicato stampa ed il titolo vuole significare la casa, nel senso metaforico del termine di "dove ci si sente a casa".
Io mi sento a casa nella verità e come già detto, per chi ha seguito le ultime vicende su fb, "la verità ha un grande potere". Come scriveva Cristicchi infatti: "La verità è come il vetro, che è trasparente se non è appannato e per nascondere quello che c'è dietro basta aprire bocca e dargli fiato". Il mio interlocutore ha giustamente sottolineato le parole "dargli fiato" ed è proprio questo il problema: le malelingue parlano e mettono discordia e due amici vengono divisi perché a uno gli hanno detto una cosa e all'altro un'altra.
Addirittura, hanno minato persino il rapporto con quelli che avrebbero dovuto essere (e forse lo saranno) i nuovi acquisti del sito. Avranno paura che diventiamo troppo forti? Avranno paura che finalmente il corso sappia tutto? Che hanno paura è ormai appurato.
Ma ora basta, la verità sta emergendo piano piano. Ho scoperto che non ho fatto la scoperta dell'America, che alcuni già sapevano tutto...ma allora perché siamo arrivati a ciò?
Va be...ciò che posso fare è ridere del "Piano" contro di me..di quella "raccolta di firme" se pubblico la lista. Tranquilli, non la pubblico...una "vittima" mi ha consigliato di fare in un altro modo poiché l'opinione pubblica interpreta male questa cosa del pubblicare e passo io per cattivo, dunque la verità verrà fuori in un altro modo.
Come ho scritto: "La verità ha un grande potere..mi ha già regalato il riconciliamento con Maneggio..chissà quanti altri bei regali mi porterà...".
Con la verità mi sentirò/mi sento a casa finalmente e credetemi: non c'è posto come casa.

Così parlò Bar18C

DUE PER LA STRADA (La storia di Radam)

Questa volta abbandoniamo le guerre, le passioni e gli avvenimenti del corso per parlare di tutt'altro, questo è un articolo che secondo me piacerà ai veri giornalisti, ma andiamo per ordine.
L'altro giorno ero per strada quando mi si avvicina un uomo di colore, con una giacca a vento marrone. Mi chiama Franco, io capisco il suo errore e gli spiego che per chiamare le persone deve dire al massimo "compà" e non Franco.
Comincia a spiegarmi che è libico e prova a raccontarmi la sua storia, ma capendo dove vuole andare a parare gli dico che se vuole qualche spicciolo glieli do basta che non mi fa perdere il pullman, lui resiste, mi ferma con una mano e mi dice: "Se dopo mi vuoi dare soldi me li dai, ma per favore prima sentimi."
Incuriosito da questo strano atteggiamento, decido così di starlo ad ascoltare. Lui mi dice che è scappato dalla Libia perché lì, hanno un figlio di puttana chiamato Gheddafi. Io, sorridendo gli dico che invece a noi italiani ci tocca Berlusconi.
Mi racconta che Gheddafi gli ha sterminato la famiglia (probabilmente mentiva solo qui), che in Libia non c'è nessuna libertà, che pare esserci perché il loro sovrano si crea da solo l'opposizione e la satira, ma che in realtà è tutto controllato (non vi ricorda nessuno? [Iene? Striscia la notizia?]). Per questi motivi e ovviamente per la rivoluzione in atto è scappato ed è giunto in Italia.
Gli dico di non restare in Italia, che sono tutti bastardi e che gli stranieri (la parola che mi è venuta in mente in quel momento era "i diversi") vengono trattati come cani, gli consiglio quindi di andare in Francia o in Germania.
Lui fa un'espressione vaga, come per dire "devo prima pensare a come campare stanotte".
Gli chiedo come si chiama. Mi risponde: "Radam". Gli domando: "E stanotte dove dormirai Radam?" Lui mi dice: "Fuori. All'autostazione, al massimo."
Poi mi mostra i soldi che ha in tasca. Ha circa 1 euro e 70.
Mi viene in mente di aiutare quell'uomo, di farlo dormire nella cucina di casa mia, di dargli da mangiare. Poi però ricordo che per tanti motivi non posso aiutare quell'uomo (coinquilini, aiutarlo per un giorno non lo salverà tutta la vita).
Mi guardo in tasca e gli do quello che trovo. Non è tanto. Non ho potuto fare tanto.
Ho regalato a quell'uomo un pesce, ma sarebbe stato meglio se gli avessi insegnato a pescare.
Gli ripeto di andarsene in Francia, che qui sono tutti bastardi e le persone come lui vengono trattati malissimo. Lui mi guarda e mi dice: "No, in Italia ci sono persone come te."
Io gli faccio promettere che userà quei soldi solo per mangiare e non per altro (è questa la mia paura ogni volta che concedo quella che volgarmente viene chiamata "elemosina"), lui con gli occhi lucidi mi assicura che si comprerà un panino.
Io sorrido e gli do la mano, ma lui mi abbraccia. Quel gesto insignificante che ho fatto, per quell'uomo vuol dire molto. Di cosa si tratta? Ascoltarlo, semplicemente ascoltarlo.
Mi domando: cosa cambierebbe se tutti noi facessimo dei gesti insignificanti? Bhe, quei gesti insignificanti si trasformerebbero in qualcosa di concreto.

Così parlò Bar18C

martedì 26 aprile 2011

TRE MINUTI

VI CHIEDO TRE MINUTI...

Ci vogliono in media tre minuti per leggere questo articolo. Ho deciso di fare questo esperimento perché non avevo un argomento centrale da trattare, ma provo più a dare ordine ad una accozzaglia di pensieri.

2.50=Sta per iniziare l'ultimo periodo di lezioni, che tra weekend, elezioni e feste, si distribuisce in un mese scarso, anche se quest'anno ci tocca protrarci sino a giugno. Sta per finire la fine. Ci toccherà di nuovo l'ansia degli esami, questa volta centuplicata dal fatto di terminare prima del giorno della tesi.

2.00=Non tutti riusciranno a laurearsi per ottobre. Gli exit poll parlano di circa 20 candidati. Tra cui i "fadda-six", i "gambarara boys", i "bruni" e gli "spuri", cioè quelli che hanno ripiegato su un determinato docente, in parte per consiglio dei prof a cui si erano precedentemente rivolti, in parte per non seguire la massa o ancora perché i prof più "quotati" non volevano più candidati oltre a quelli già titolari. P.S.=Anche chi sostiene che è stato il professore a telefonargli per dire "la tesi falla con me".

1.40=I colleghi si dividono tra quelli che non vedono l'ora di finire per motivi personali, di adattamento o di idiosincrasia e quelli che l'ultimo giorno saluteranno almeno un terzo del corso fra sorrisi (sinceri e falsi), abbracci e ci scommetto, anche qualche lacrimuccia.
Ma non ci divideremo prima dell'EVENTO, ovvero qualcosa che si pone l'idea di aprire gli occhi al corso. C'è chi la chiama "lista nera", a me piace denominarla "la verità che tutti dovremmo conoscere".
C'è chi su fb la esorcizza, chiedendo che questa storia finisca, chi non la condivide, chi ne comprende le finalità, ma le classifica come un'utopia e infine chi non vede l'ora di inghiottire la pillola rossa di Morpheus.
Non si sa cosa ne sarà del nostro corso dopo l'EVENTO, ma una cosa è certa: se al sondaggio rispondete no, è chiaro che preferite vivere con gli occhi chiusi e continuare con i falsi sorrisi.
P.S.=Su fb ho notato che Bar18c ha dei fan d'eccezione, non farò i nomi, ma vista la loro predisposizione al mondo del grande schermo, c'è bisogno che il sito cominci a pensare a qualcuno che parli un pò di cinema. Se c'è qualcuno che si offre, contattateci sulla nostra mail bar18c@gmail.com o su fb.

0.50=Le ultime lezioni stanno iniziando, cari colleghi. Il passato è qualcosa di oggettivo e visibile a tutti, il futuro è soggetto alle nostre personali visioni, speranze, illusioni, ma è il presente con cui combattiamo quotidianamente. Anche Peirce l'aveva detto: esso è influenzato dal passato, ma a sua volta è influenzatore del futuro.
Quello che eravamo non importa più, quello che saremo lo scriviamo ora. E' certo che potremmo ricordare questi anni con affetto, con rimpianto o con dispiacere, ma non ce ne dobbiamo preoccupare ora, tanto non lo riusciremmo a modificare neanche se lo volessimo. Siamo intrappolati nel presente amici, condannati a vivere ogni giorno come se fosse il primo.

0.25=E' finito questo esperimento-articolo. Grazie per aver resistito tre minuti. Non sono un giornalista che regala grandi ideali, anzi ne sono l'anticristo e a pasqua sono resuscitato.
Nella vita c'è chi conta e chi viene contato, il problema è che i numeri con cui si fanno questi calcoli, li fanno degli individui che di matematica non ne capiscono una mazza
Arrivederci signori, mi sento un pò Palhaniuk oggi...3, 2, 1, 0.

sabato 2 aprile 2011

SPECIALE

I titoli delle puntate di Lost, ancora una volta, mi danno lo spunto per scrivere i miei articoli, che devo chiamare per forza così nonostante io venga definito "l'anticristo dei giornalisti".
In questo caso, non c'è mai stato un titolo più azzeccato. Nell'episodio citato si parla di un bambino, Walt, che riesce a fare cose particolari, si potrebbe dire abbia persino dei poteri ed è per questo che è considerato "speciale", ma non posso fare altro, a causa degli ultimi eventi, di considerare le varie connotazioni che assume il termine.

1) SPECIALE=CHE SI DIFFERENZIA DAGLI ALTRI- Non posso che, in questo caso, parlare del prof. Fadda, recentemente così elogiato in questo sito che si è addirittura lamentato! Almeno, nel suo caso, accetteremo ben volentieri il suo avvocato e gli stringeremo la mano.
Ma sapete perché il prof. Fadda ci ha colpito il cuore? Perché è speciale.
Lui riesce a differenziarsi da altri suoi colleghi con piccole cose, ma che fanno la differenza come la Apple si è riuscita a differenziare e a concorrere contro l'IBM e la Microsoft.
Piccole cose come la giacca, il fatto di muoversi, di fare riferimento ad un mondo a noi più vicino, al fatto di non rinnegare la tecnologia. Sono appunto piccole cose, per lo più nelle apparenze, che lo rendono speciale. Ma come disse Oscar Wilde: "Solo i superficiali non badano alle apparenze."

2)SPECIALE=DIVERSO DAGLI ALTRI- In questo caso cito una persona che chiameremo Spiderman che si è lamentato (almeno il vero motivo è questo) perché ha "frainteso" il termine a lui attribuitogli. Connotazione che gli è stata suggerita dalla malignità della gente che, ancora una volta, si è resa protagonista d'ipocrisia, ma come è stato già detto ne farò un'arma a doppio taglio, e già lo potete constatare. La cosa che mi ha dato veramente fastidio, è che la gente parla di cose che non conosce, che non può sapere ed esprime giudizi senza avere le prove di nulla. Non so se si tratta di "Phthonos" ovvero di "io starei bene se avessi anche io quella cosa che ha lui, ma starei meglio se fosse lui a non averla". Sono pronto a scommettere che si tratta delle stesse persone che accusano un'altra di avere manie di protagonismo soltanto perché si getta per comparire nell'unica foto con tutti i suoi colleghi, quando "i fotografi" non l'avevano aspettato.

3)SPECIALE=MEGLIO DEGLI ALTRI- Forse il caso per antonomasia, almeno secondo me. Ciò può avvenire oggettivamente o soggettivamente. Oggettivamente sarebbe soggetto ancora una volta alla "phthonos". Soggettivamente invece, mi viene in mente il caso di Federico Treggiari. Egli doveva essere salutato da una miriade di persone, ma alla fine solo i più affezionati erano lì con lui per stringergli, per l'ultima volta, la mano. Queste persone lo hanno fatto, perché per loro, Fede è speciale.

Come vedete, sono davvero rari i casi in cui questo termine viene usato con cattiveria, eppure è il primo caso che salta all'occhio. Forse sarà perché l'uomo è naturalmente cattivo ed ecco spiegato perché un certo Gesù che predicava l'amore è stato ucciso: parlava contro natura.

Così parlò Bar18C



venerdì 25 marzo 2011

CAMBIAMENTI

Bentornati colleghi! Il secondo semestre è iniziato definitivamente, è cominciato quel conto alla rovescia, quell'inizio della fine di cui vi parlavo in origine e già ci sono stati dei cambiamenti...cerchiamo di illustrarli e rifletterci su.

1)Le Massime di Massimo sono diventate "Cari colleghi". Ora, non voglio entrare in polemica col più stacanovista dei miei "dipendenti", ma sembra che qui il cambiamento è fasullo. Lo stile del Maneggio è inconfondibile e forse, desiderava aggiornare solo il titolo, probabilmente perché suggeritogli da una persona da cui si è visibilmente allontanato e a cui (non solo a lui) ha riservato velate provocazioni. LA FURIA DI MANEGGIO.
P.S.=Se v'interessa il mio parere, preferivo il "massimo giornalista" quando scriveva le parodie dei testi argomentativi, lo vedevo più frizzante.

2)Mario è diventato più popolare, senza rinunciare al suo stile colto e alla sua ironia che non perdona famosi e non, i suoi scritti sono più briosi e colpiscono un target più vasto.
DI BENE IN MEGLIO.

3)V è diventato quel che volevano che fosse, un crodino! Il mio collega ha saputo liberarsi delle connotazioni negative attribuite al termine e spero che il suo stile cresca di settimana in settimana. SEGUITELO.

4)Merola, il prof. fissato con Leoapardi, si è digievoluto in Ivan Pupo, (una fusione tra Stephen King dall'aspetto coglione e Ben Linus di Lost), fissato con Sciascia. Una trasformazione che non ha giovato a nessuno perché se vinci "resistenze interne" per fare un corso su Sciascia, come dice Simone, lo devi sapere "come l'Ave Maria" e non che ti "impapini" continuamente, balbetti e hai dei "laps"! UCCIDETELO.

5)Le lezioni di Fadda continuano tra riferimenti a Palahniuk, Simpson, Karate-Kid, Star Wars e Dylan Dog. Non assomigliano per niente a certe lezioni soporifere a cui mi ero ormai assuefatto. Ne consegue un professore "moderno" che stimola l'attenzione e l'interesse. ADORATELO.

6)Francesca Marra, "la donna dalle 1000 domande" per qualcuno, è partita ormai da settimane e presto un altro nostro collega ci abbandonerà per partire alla volta della Germania. Si tratta di Federico Treggiari a cui martedì sarà dedicata una partita d'addio, a cui parteciperanno i migliori personaggi del nostro corso (presto il trailer dell'avvenimento). SALUTATELO.

I cambiamenti possono essere belli o brutti perché nella vita c'è il dolce e l'amaro...e bisogna provarli entrambi!

Così parlò Bar18C

venerdì 11 marzo 2011

TABULA RASA

Alcuni vorrebbero una "medicina", una cura, altri tentano di debellarla a suon di libri, altri ancora invece la professano come vera conoscenza...cos'è? L'ignoranza.
Mi sono imbattuto in questi pensieri l'altra volta nel pullman per Cosenza, dove un'autista razzista si lamentava che la scienza avesse partorito numerose medicine, ma non quella per l'ignoranza. A parere dell'autista, la rovina dei suoi passeggeri.
Ora non mi voglio soffermare sul fatto che l'autista mi ricordava un bue che dice cornuto all'asino, non voglio uscire fuori tema.
I miei pensieri sono continuati durante l'intervista a Paolo Rossi di ieri sera, durante il programma televisivo "Parla con me".
Il cabarettista sosteneva che l'ignoranza è il male del nostro paese e che ci vorrebbe uno "stato di polizia" che pratica la detenzione in campi di concentramento degli ignoranti e li costringe a leggere, ascoltare Vivaldi come in Arancia Meccanica e guardare film e serie TV d'autore.
Mi sono trovato a condividere l'utopia del maestro Rossi, ma poi stanotte mi è venuto in mente il caro Socrate (che qui è stato tanto idealizzato) che celebrava l'ignoranza come vera conoscenza. Per Socrate, capire d'ignorare (poiché non si potrà mai conoscere tutto, non ci si potrà mai eguagliare a Dio) è sintomo di essere colti e dotti.
Dunque ora, in testa, ho solo confusione. Non riesco a capire più qual'è la visione giusta o sbagliata, sembrano entrambe, ma a volte nessuna delle due.
Passo il tempo a leggere per acculturarmi, ma poi mi viene da pensare che nell'ignoranza si è naturalmente felici, poiché non ti preoccupi di quello che ti manca o ti può mancare.
Così, la mia diventa una corsa sfrenata a leggere e leggere che non potrà mai essere soddisfatta, poiché non potrò mai leggere ogni libro che sarà scritto.
Dovrei vivere oltre l'uomo per poterlo fare e anche se fosse possibile, se un giorno riuscirei a diventare il custode della Biblioteca di Babele, sarei solo.
Ed è così che ci si sente quando si sa di sapere, ma d'ignorare altro. Dunque, la mia situazione non sarebbe diversa. Quindi non è meglio una tabula rasa totale?
Ricordo quando in "Matrix" Morpheus offriva al protagonista due pillole. Quella blu serviva per dimenticare il loro incontro e tornare alla vita normale, quella rossa invece, per svegliarsi in quello stato dove l'umano è il sostentamento delle macchine.
E se Matrix avesse scelto la pillola blu? Non sarebbe stato più felice? Non si sarebbe evitato dolore, morte e distruzione? La tabula rasa non l'avrebbe forse salvato?
A voi l'ardua sentenza, io vi lascio col video dell'intervista di ieri di Paolo Rossi a "Parla con me".

Così parlò Bar18c



sabato 26 febbraio 2011

QUALCOSA DI CARINO PER TORNARE A CASA

Si vede che è periodo d'esami. Mario studia, Maneggio pure, V altrettanto. Appunti da pubblicare non ce ne stanno, tanto meno foto. I miei dipendenti sono in letargo e allora tocca al direttore scrivere qualcosa dopo tanto tempo.
La studentessa universitaria di Cristicchi, triste e solitaria nella sua stanzetta umida cercava di prendere un bel 30 per sentirsi più felice e per noi è praticamente la stessa cosa.
L'esame non è un modo per esaminare le proprie conoscenze, per constatare a che livello si è arrivati e se si ha proprietà della materia, ma solo qualcosa di carino da portare con sè nel rientro a casa.
Si lotta per l'universale e non per il particolare, cioè quella media da mantenere ad ogni costo, infatti ci sono certi che hanno 29 e 30 perché ripetono in continuazione l'esame solo per ottenere quei voti, si combatte per quel souvenir da collezionare nel libretto (paragonabile alla collezione di francobolli e figurine panini), si studia per il voto e non per l'esame.
Tempo fa, parlando con un mio collega avevo individuato tre tipi di studiosi:
1) i secchioni: quelli che studiano, studiano e studiano, ma non interpretano soggettivamente il testo appreso. Sanno ripeterti ogni concetto particolare.
2)gli stanislavskijani: cioè quelli che, quello che studiano, lo soggettivizzano. Sanno tutto in generale, ma interpretano il particolare.
3)i malcapitati: preparano un esame studiando il generale e dopo l'esame si scordano tutto.
Non sta a me giudicare certo, era solo una tripartizione amatoriale, non sono certo Peirce, ma per tutti i tipi, secondo me l'esame è fondamentalmente qualcosa di carino da portare con sè per il ritorno a casa. Per rendere la lunga via del ritorno più dolce.

Così parlò Bar18C

venerdì 4 febbraio 2011

INTERVENTO IMPREVISTO

Ultima settimana di lezioni del primo semestre e ultimo intervento (imprevisto) del mitico Cozz, forse per qualcuno, non più tanto mitico dopo aver svelato le sue origini "acresi".
Un post fa mi trovavo a celebrare la venuta di Galasso, uno degli storici più importanti al mondo ancora in vita, ora purtroppo, sono qui a rammaricarmi di non averlo visto.
Galasso infatti, non si è presentato. Causa: un malanno della moglie per la quale è dovuto ritornare in fretta e furia a Napoli. Accompagnato dal mitico Cozz, che tornato a casa alle 4 del mattino, si è presentato ugualmente all'università scusandosi della mancata venuta del celebre storico napoletano.
Cozz ha tenuto la lezione che avrebbe dovuto tenere Galasso, ma ovviamente non è stata la stessa cosa. Il professor Jedlowski scrisse tempo fa un articolo intitolato "quel giorno che non ho incontrato Wim Wenders" dicendo che è meglio non incontrare i propri miti per non sfatarli. Che sia successa la stessa identica cosa a me? Galasso non è un mio mito, prima che lo presentasse Cozz manco lo conoscevo, volevo solo vederlo per poter dare ad un nome sui miei appunti, un volto e una personalità. Non è stato così, pazienza.
Al suo posto ho trovato di nuovo il mitico Cozz con un intervento imprevisto a regalarmi una delle sue più belle lezioni mai tenute, un latitante che si è costituito e un Zio Simone sempre più "vero Simone" e non come lo conoscono gli altri. Peccato che non c'era Maneggio...mi sarebbe piaciuto salutarlo prima della pausa didattica, gli avrei fatto gli auguri per gli esami e lui mi avrebbe risposto qualcosa come: "mi lasci in pace lei!"
Tra poco ci saranno gli esami, quindi vi lascio con un augurio a tutti di dare il vostro meglio...

Così parlò Bar18C

giovedì 27 gennaio 2011

L'UOMO DA TALLAHASSEE

Amici, la nostra università non è rinomata per aver invitato personaggi di spicco, ma questa volta si rende protagonista di un'eccezione, un'eccezione che conferma la regola purtroppo. Mi spiego meglio. Martedì, aula Solano, ore 9:30, appuntamento con Giuseppe Galasso, uno dei più grandi storici europei ancora in vita. Chi ha seguito il corso di storia del "mitico Cozz" si è sicuramente imbattuto più di una volta in questo nome. Rileggete i vostri appunti e vi accorgerete che molte definizioni su concetti come "inizio della storia moderna" e "fine della storia moderna" posseggono la sua paternità.
Galasso fino ad adesso, era solo un nome sui nostri fogli d'appunti, un nome come tanti, da tirare fuori all'esame col prof per fare bella figura, ma martedì, questo nome assumerà un volto, una personalità. Vi invito quindi ad assistere alla lezione (gratuita) di questo storico famoso, un uomo che viene dalla Tallahassee italiana. Per chi non lo sapesse, Tallahassee è la capitale della Florida, il cui nome vuol dire "vecchia città". Galasso viene da Napoli, il cui nome significa "nuova città". Coincidenze? La coincidenza non ha madre come direbbe un eroe di un film tanto caro a "V". Groucho invece, direbbe che le coincidenze non esistono al contrario di quello che vogliono farci credere gli aeroporti e le stazioni ferroviarie. Perciò accorrette alla lezione dell'uomo da Tallahassee, lezione a cui un giorno potrete dire "io c'ero", lezione che dovrebbe essere pubblicizzata almeno un pò e che invece non compare nella bacheca di nessun sito della nostra facoltà. Ecco l'eccezione che conferma la regola di cui vi parlavo...

Così parlò Bar18C

giovedì 20 gennaio 2011

IL PREZZO DELLA VITA

Questa settimana ho deciso di scrivere questo resoconto, frutto di alcune riflessioni casuali con alcuni miei compagni. Ne viene fuori questo articolo che non vuole essere una lettera di protesta contro le tasse universitarie, ma una denuncia verso i negozianti, commercianti e istituzioni che, attorno alla vita universitaria, fanno la bella vita grazie ai portafogli degli studenti.
Stilerò dunque una classifica dei più "mangia pane a tradimento" che si trovano a Cosenza.
N.7=PALESTRE: Tutte le palestre che si trovano nel territorio universitario da Quattromiglia a Commenda, da Rogers a Città 2000, non prevedono un tesserino a timbro. Per intenderci, un tesserino che, pagando una certa quota (di solito 30 euro), ti permettere di recarti in palestra indifferentemente dal giorno o dal mese e di farti "timbrare" uno spazio sul tesserino. Questo tesserino sarebbe utilissimo per gli studenti che, non restando tutta la settimana all'università, potrebbero andare in palestra nel tempo libero. Le palestre di Cosenza però non prevedono questa forma di pagamento e costringono lo studente a pagare in media 8 euro per una singola volta o l'intero prezzo di 45 euro che equivale ad un mese.
N.6=SUPERMERCATI: I prezzi dei supermercati attorno all'università sono del 20% più alti di qualsiasi altro super market presente nella città di Cosenza.
N.5= CAMPI DI CALCIO: Levatevi dalla testa che una partita dura 90 minuti! A Cosenza si paga in media 5 euro per un'ora di gioco. Ciò permette ai padroni del campo di affittare più volte il campo in una giornata e guadagnare di più. Tutto questo senza alcun tipo di assicurazione, ricordiamolo. Nelle altre città si paga in media 3.50 per un'ora e mezza di gioco invece.
n.4=CONSORZIO AUTOLINEE: Da quest'anno sono aumentati anche i biglietti del pullman! Già, perché non bastava che limitassero le modalità di tipo d'acquisto del biglietto a quello di un'ora e mezza (1 euro), o giornaliero (2 euro), costringendoti quindi a comprare quest'ultimo visto che nessuno va all'Università o da qualche altra parte, certo di tornare in meno di due ore, ma il consorzio autolinee si è invitato anche la difficile reperibilità dell'abbonamento.
Gli abbonamenti mensili che convengono (18 euro), vengono stampati in piccole quantità così che solo il 60% di quelli che il mese precedente avevano comprato l'abbonamento mensile, riescono a comprarselo anche il mese successivo. Tutto ciò è fatto per costringere gli studenti a spendere almeno 2 euro al giorno, visto che anche i biglietti da un euro scarseggiano.
N.3=LOCALI: Nonostante l'unica vera discoteca si trovi a Cosenza, i locali che non possiedono nessuna pista da ballo, ma solo alcuni tavoli e un atrio, propinano ai loro giovani clienti prezzi assurdi su cocktail (media 5 euro) e l'invenzione del prezzo sul coperto (1 euro a persona).
N.2=COPISTERIE:Credi che quando ti lauri ne gioiscono i tuoi genitori o amici?Ti sbagli, rendi più felice le copisterie che ti vendono una rilegatura tesi da 30 ai 35 euro contro i 18-22 delle copisterie fuori Cosenza.
N.1=AGENZIE E PADRONI DI CASA: E si, sono loro sulla vetta. Loro, capaci di mandarti all'agghiaccio, col rumore del treno che passa la notte o i muri colmi di muffa per la modica cifra di 1100 euro (la media dell'affitto mensile di tutto l'appartamento nella zona universitaria). Come se non si fidassero di te poi, ti chiedono, non una, non due, ma tre mensilità d'affitto anticipato che di solito si tengono inventandosi delle spese extra o accusandoti di aver rotto mobili. Se si tratta di un'agenzia poi, una mensilità se la trattengono sempre. Ora vi invito a fare un calcolo...se nel centro di Milano la media di un affitto è di 1350 euro, col Duomo da ammirare ogni mattina, quanto credete che sia gonfiato l'affitto di un appartamento con vista sui binari di Castiglione o sul McDonald's del centro commerciale?
Questo è il prezzo della vita di uno studente universitario senza tenere conto di tasse universitarie, bollette, condomini, cibo, libri, marche da bollo e cancelleria. E poi si chiedono del perché sempre meno studenti continuano gli studi...

venerdì 14 gennaio 2011

DE'JA' VU

Tutto è iniziato quando nonno Maneggio ha detto di scrivere un articolo in modo che potesse anche lui postare un'altra "massima" perché, una dopo l'altra, non sarebbe stata una bella cosa da vedere. Così mi trovo qui a tentare di dare un senso ad un singhiozzo di parole e a postare un articolo che non aveva ragione di esistere, poiché sono andato a farmi le analisi e la mia vena ispiratrice è stata prosciugata.
Siamo ritornati all'università dopo le vacanza e niente è cambiato o forse si?
La stancati ci ha commissionato un nuovo compito (nuovo è una parola che ha in sé un significato contraddittorio, ovvero di già accaduto, che si ripete), le sue attuali lezioni non sono altro che un rimescolamento di quelle di Virno (mi manca così tanto che è diventato un personaggio del mio romanzo) e la De Marco che guarda caso, terrà le ultime lezioni (nuove soltanto nel senso che magari ha sfornato un altro figlio da studiare).
Un nostro collega è appena tornato, non dal MSC Crociere, ma da una specie di Erasmus (anche perché quelli che sono andati al MSC Crociere non si sono mai ripresi, vedi Amauri) e un'altra nostra collega già sta per salutarci per partire anche lei.
Un altro nostro collega è latitante per un euro e nonno Maneggio lo vuole costringere a pagare da bere a tutti se arriva ultimo al fantacalcio. La speranza sarà la prima a morire.
E tra poco di nuovo esami, studio e poi si riprende col secondo semestre.
In un film dicevano che il Déjà Vu è il modo che ha la vita per dirti che sei proprio dove dovresti essere, che sei perfettamente in linea col tuo destino. Io sostengo invece che la vita è un film già visto e rivisto e molto spesso ti annoia. Come diceva Vico: La storia è fatta di corsi e ricorsi storici. Prego Maneggio, ora scriva pure lei...

Così parlò Bar18C

giovedì 16 dicembre 2010

LINEA DI CONFINE

Passata quest'ultima settimana di lezioni non parlerò della neve (ne ho già parlato), né di corsi (ne parlerò più avanti), ma voglio parlare di un evento che ha contraddistinto la giornata di martedì 14: la manifestazione contro la riforma Gelmini e il governo Berlusconi.
Mi trovavo infatti con V (che ha dedicato già un articolo al fatto) sul pulman, quando vedendo dei poliziotti armati di manganelli e scudi correre per la strada, ho pensato al peggio, così sono sceso per documentare il fatto.
Gli indizi che trovavo per la strada non promettevano bene, ad esempio i bidoni della spazzatura rovesciati, ma ho scoperto che anche un indice può essere falso, o almeno ambiguo di significato.
Non c'era nessuna violenza infatti nella manifestazione, nessuna rabbia che ha segnato invece manifestazioni come a Roma o Catania, ma è proprio questo "niente" ad aver reso la manifestazione, paradossalmente, contenitore di "tutto", di troppe cose.
Premettendo che a scrivere questo articolo è un ex socialista, ma mai uno di destra, mi scuserete se sarò troppo duro con voi, cari manifestanti.
Si, forse all'interno di quella protesta c'era qualcuno che ha letto integralmente il decreto Gelmini e giustamente lo rifiuta e vuole manifestare pubblicamente la sua disapprovazione e si, c'era qualcuno che segue attivamente la politica nostrana e giustamente non approva la guida del governo attuale, ma c'era anche tanta ignoranza, tanta "figheria" e tanta omologazione.
Essere alternativi ormai è diventata una moda, c'era infatti tanta gente che seguiva il gregge solo per farsi notare. Guidare una protesta è diventata un'operazione di popolarità e ben si nota la pochezza degli argomenti di questi oratori, abili ad occupare aula magna e filol8 permanentemente ed invadere le aule dove si cerca di fare lezione, solo per recitare un discorsetto imparato a memoria e distribuire volantini che dicono le stesse cose da quando andavo alle superiori e riportano 16 volte la parola "sociale", diventata ormai l'abracadabra delle manifestazioni. Alla manifestazione non ci si copriva il volto per fomentare una rivolta, ma esclusivamente perché si sentiva freddo, non si marciava per creare disagio, ma solo per farsi una passeggiata, non si cercava di bloccare l'autostrada o il traffico, ma si andava semplicemente all'università, tranquillamente accompagnati dalla polizia.
Io dico, cari "manifestanti", che c'è una linea di confine tra una vera protesta e una passerella per salutare la mamma alla telecamera o mettersi in posa per assicurarsi di essere ritratti nella foto che andrà sui giornali.
C'è una linea sottile fra baciare e mangiare, una linea sottile tra star fermi e subire, c'è una linea sottile tra una scampagnata e un corteo e chi trasforma una protesta contro un decreto in un coro "lupi, lupi", mi sembra che stia dalla parte sbagliata della linea.
E tu, cosa pensi di fare? Da che parte vuoi stare?

Così parlò Bar18C


giovedì 2 dicembre 2010

PERCHE' TE NE SEI ANDATO

Perché te ne sei andato o, per chi preferisce, "L'assenza e il vuoto". Post interamente dedicato ad un uomo che, a parte le critiche e gli scherzi, è stata la vera sorpresa di questo semestre. Sto parlando del prof. Cozzetto. Il prof. di storia aveva dato vita al primo vero corso universitario di questo semestre: aula strapiena perché seguita da più corsi, assistenti che "partecipano" alla spiegazione, nessuna possibilità che si ricordi del singolo visto l'elevato numero degli studenti e testi di studio che corrispondono ad un classico manuale più una parte monografica.
Poi parliamoci chiaro, il corso di Cozzetto era di vitale importanza per molti. C'era chi addirittura sosteneva di avere un fan-club, chi di aver ritrovato il suo ex capo-redattore prima di fregargli il posto e chi umilmente, usava il corso di Cozzetto come posto strategico visto che affluivano molti studenti, causa l'appello delle presenze.
Ma ricordiamoci anche di Sentomaru, l'assistente-moglie muta e di Rossana Sicilia, pronta a rivendicare il suo paese d'origine (Belsito) nonostante le frecciatine amorose del prof.
Cozzetto regalava sorrisi anche semplicemente accanendosi verso un figlio bastardo, Cozzetto regalava leggende (si dice che abbia divorziato ben due volte), Cozzetto regalava risate definendo Saviano "quello scrittore lì", Cozzetto regalava barzellette mai dette, Cozzetto regalava storie, Cozzetto insegnava storia. Cozzetto, regalavi opportunità e ora tutto questo si è fermato, perché te ne sei andato. Ho capito che volevi passare del tempo da solo con la Rossana, ma ricordati di noi e torna, torna! Certo non cambierò nome (in Jeremy Bentham) e non morirò per farti tornare, ma ci tengo lo stesso al tuo ritorno. Quindi ti aspetto Cozz, lunedì 13 come sempre alle 11, massimo 11:15 altrimenti si sa: spranghi le porte.

Così parlò Bar18c

venerdì 26 novembre 2010

RACCONTO DI DUE CITTA'

Un racconto: l'università. Due città: Comunicazione e Dams. Due città così vicine eppure così lontane, le due facce della stessa medaglia...
Stavolta ad ispirarmi è stato il video dell'intervista doppia delle due frazioni, costretti a coesistere nello stesso corso. Una convivenza, a volte, messa a dura prova.
Ho analizzato però, i motivi della diatriba tra i due corsi e vorrei discuterne alcuni in questo articolo. La città di Comunicazione dice:-Siamo stati costretti a studiare le materie del Dams di cui non ce ne frega niente e adesso le persone, pensano che il nostro corso sia stupido dato che siamo col Dams. La città di Dams dice:-Siamo stati costretti a studiare molta Filosofia e le materie di Comunicazione non ci interessano.
Io adesso, non sono qui a dire "se non riusciamo a vivere insieme, allora moriremo da soli", è stato già detto e superato (per quelli che mi conoscono è quasi una bestemmia).
Ora sono qui invece, a dire che ci dobbiamo unire, ma l'unione dovrebbe essere gestita in modo diverso. Inanzi tutto, le matricole devono poter decidere da che parte stare già dall'iscrizione, in modo tale da trovarsi massimo una o due materie obbligatorie provenienti dalla frazione opposta.
Le altre materie della parte contraria dovrebbero essere messe fra quelle a scelta.
Comunicazione e Dams dovrebbero condividere alcuni laboratori di vario genere, ad esempio qualcuno artistico e qualcuno di scrittura creativa. In modo tale da fomentare il confronto "buono" fra i due corsi, così da poter rendere fluido lo scambio di idee e opinioni tra le due parti.
Punto ultimo, solo nel terzo anno, i due corsi, dovrebbero specializzarsi in una determinata direzione così che quelli di Comunicazione si laureano in "Filosofie e Scienze della Comunicazione e della Conoscenza" e quelli del Dams in "DAMS". Il confronto buono deve però essere incrementato anche al terzo anno con cineforum, seminari e altre attività da fare insieme e da cui ricavare i crediti a scelta invece di metterci degli esami provenienti da altre facoltà.
Questa è la mia idea, molto probabilmente resterà solo un'idea, ma voglio sottolineare il fatto che il pensiero di unire i due corsi non è malvagia, ma andrebbe costruita meglio.
Comunicazione e Dams non devono infine, essere spinti vero l'inimicizia, ma unirsi contro l'ignoranza generale ("paradossalmente" proveniente da ingegneria o economia) per restituire quel fascino, quella buona nominata e quel rispetto di cui il nostro corso è stato privato da ormai troppo tempo. Comunicanti e damsisti di tutto il mondo uniamoci!

Così parlò Bar18C