venerdì 22 ottobre 2010

Ci vediamo da Mario - 1


Dicesi Ironia...

Ho visto che il Bar s'è già preso le mie parole...

Innanzi tutto un saluto doveroso a tutti i lettori e un sentito ringraziamento a Mr. Bar18C che mi offre lo spazio di scrittura. Detto quanto l’etichetta e la buona educazione mi imponevano, passiamo a cose decisamente più serie, come lo spiegare che ci fa un ragazzo come me in un posto come questo.

Mi sono offerto spontaneamente, seppur nel pieno delle mie capacità di intendere e volere,  al Bar18C. Il motivo è semplice, benché variegato. La spiegazione più facile, nonché la più romantica, è che essendo la scrittura il mio maggior interesse volevo approfittare dell’occasione. La seconda motivazione, che poi è stata quella decisiva, è il fatto che amo l’ironia e il sarcasmo; avendo notato che alcune persone (anche avventizi di questo bancone) ne hanno bisogno come l’aria ho deciso, e il Bar ha approvato, di scrivere dei contenuti dalla matrice ironica, ispirandomi principalmente (ma non solo) a fatti di costume che ci accadono intorno.

Dopo aver lungamente cogitato, ho optato per un titolo stupido e scontato, diciamo pure schifoso, ma di sicuro richiamo: "Ci vediamo da Mario", ispirandomi al Ligabue degli inizi, prima che, smettendo di copiare gli altri, cominciasse a copiare se stesso.

Prendendo spunto da Fantozzi ragionier Ugo, attacchiamo così: “Dicesi IRONIA…”

Coloro che come me hanno subìto gli esami in stile roulette russa di Perrelli lo sapranno di certo, o almeno conosceranno cosa si intende in retorica con questo termine. Ma visto che l’esame io l’ho già passato (anche se non con gli stessi risultati del dottor Maneggio, che ha preso il Massimo: nomen omen), andiamo oltre. Il dizionario Sabatini-Coletti (il “Sabatini” in questione è quel vecchiaccio che potete vedere ogni domenica a “Mattino in famiglia”) da tre definizione del termine:

1.       Atteggiamento di bonaria irrisione, di superiore distacco dalle cose (sarebbe troppo bonaria);

2.       Dissimulazione del proprio pensiero o della verità (questa fa riferimento alla materia di Perrelli);

3.       Messa in ridicolo, sarcastica deformazione di una cosa, di una persona, di un concetto.

L’ultima è quella che mi piace…

Anche qui, il motivo è semplice: per capire l’ironia bisogna essere intelligenti. Ora molti penseranno che ho detto una grandissima boiata, ma non è così. Per capire dove comincia la “deformazione del concetto” è necessario un acume che non tutte le persone possiedono. Morale della favola: se volete vedere se una persona è “sperta” (termine cosentino che indica oltre la semplice conoscenza nozionistica), fate uso di questo strumento potente. Se il vostro interlocutore capisce, è “sperto”; se vi prende (e si prende) troppo sul serio, forse è il caso di lasciar perdere.

E' stato molto divertente leggere alcuni commenti su questo blog, così, nel mio piccolo, mi sono fatto le mie opinioni, basandomi sulla capacità di capire l'ironia. I risultati sono interessanti...

E come diceva ironicamente  una mia vecchia prof, “a poco intenditor buone parole”. Spero che queste mie lo siano state, anche se voi, non necessariamente, dovete essere poco intenditori. Se vi riconoscete come tali ve ne assumete la responsabilità.

Mario Ia5

4 commenti:

  1. Come direbbe qualcuno... Grande Gomez! ( che evoca un po il Grande Giove zemeckisiano)

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  2. Iafifty la ringrazio per nomen omen e per non avermi fatto ingoiare la sedia girevole.

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  3. possiamo sempre rimediare: la scrittura è uno strumento che io, al massimo.....

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